Spegnete le tv!

La televisione tra gli scopi originari aveva quello di distrarre e allontanare dalla realtà. Oggi ha quello di assoggettare e vendere.

Una popolazione che spreca il suo tempo a seguire personaggi mediatici e programmi spazzatura, è incline alla sottomissione, in quanto diventa incapace di utilizzare in modo libero ed autonomo la propria testa, e non fa maturare la sua realtà emozionale, rimanendo al livello di un ego superficiale, narcisistico e spesso nevrotico.

L’ingranaggio televisivo degli ultimi 10 anni è diventato ancora più potente con il digitale terrestre: ci sono ancora più canali che offrono spazzatura a volontà, mentre la cultura subisce tagli e censure.

Tutto questo perché i programmi mandati in onda devono garantire audience per le pubblicità.

Lo scopo della pubblicità è quello di far acquistare un prodotto, ma gli spot risultano essere veri e propri mezzi per condizionare lo stile di vita. Studiosi hanno constatato che la pubblicità agisce inoculandoci l’incessante voglia di consumare, ci ha trasformati in servi di quella macchina che si supponeva fosse al nostro servizio.

La pubblicità è in sé infame, è propaganda industriale che si spaccia per informazione e talvolta passa per tale. Pensiamo a quando nei telegiornali mandano il sevizio sul nuovo film che sta per uscire nelle sale cinematografiche piuttosto che le interviste riguardanti la nuova moda che sta impazzando per le vie dello shopping.

Gli operatori pubblicitari hanno fatto numerose ricerche per trovare modi sempre più sofisticati ed efficaci per spingere all’acquisto. Hanno indagato i bisogni, i desideri, e le motivazioni dei potenziali consumatori alzando di volta in volta l’asticella della decenza e del rispetto.

Nonostante emergesse questa consapevolezza, i governi non hanno elaborato leggi necessarie per arginare il potere di questi “persuasori occulti”, permettendo alla pubblicità di avere molto peso nella formazione della società in quanto non rappresenta soltanto una guida per l’acquisto dei prodotti, ma anche un laboratorio di modelli da seguire per i comportamenti adottati in tutti gli ambiti della vita quotidiana. E valorizza soltanto alcuni temi, concetti, valori della cultura sociale, contribuendo a far dimenticare tutti gli altri. Le pubblicità sfruttano le emozioni per spingere all’acquisto di prodotti inutili e dannosi. Di fatti, mentre la logica si affida ad una evidenza oggettiva sostenuta da argomentazioni, l’approccio emotigeno si affida a stimoli e suggerimenti come suoni e immagini evocativi di emozioni.

Ad esempio, un prodotto antirughe viene pubblicizzato suscitando l’ansia verso la vecchiaia, e poi mostrando una donna con un viso senza rughe. Di solito queste pubblicità sono accompagnate da musiche suggestive, e le donne mostrate sono bellissime e giovani. È ovvio che non c’è alcuna prova razionale dell’efficacia del prodotto, eppure si promette un “aspetto giovane”.

Oggi i pubblicitari si valgono non soltanto di conoscenze psicologiche e sociologiche, ma anche della psicolinguistica applicata alla comunicazione pubblicitaria. Il nostro emisfero cerebrale destro assume l’informazione in modo globale, considerando non soltanto il contenuto verbale o visivo della pubblicità ma soprattutto ciò che evoca emozione e pathos.

Ogni spot pubblicitario si vale di conoscenze che la maggior parte delle persone ignora. I pubblicitari sanno che la presenza di donne, bambini o cuccioli accresce la possibilità di attrarre l’attenzione. La donna molto bella e il bambino piccolo vengono utilizzati per produrre emozioni positive e per indurre ad associare il prodotto a queste emozioni. La donna o l’uomo attraenti possono anche essere personaggi molto famosi, detti “testimonial”. in questi casi, la persuasione si gioca sull’immagine di successi di questi personaggi. Il prodotto viene dunque inteso come importante perché viene utilizzato da personaggi importanti, e scatta l’identificazione e il desiderio di acquisto. Ovviamente i costi di queste campagne molto costose, si ripercuotono sul costo e sulla qualità del prodotto.

Le immagini pubblicitarie sono portatrici di una ideologia estremamente deteriore. La base di questa ideologia è di far credere che gli oggetti materiali possano avere molto potere sulla nostra vita, e che per risolvere problemi dobbiamo rivolgerci all’esterno. Nel libro “La realtà come costruzione sociale” si spiega come i media generano una “ricostruzione sociale della realtà”. Una realtà distorta, manipolata e resa fortemente persuasiva, sulla base delle esigenze di vendita e di sopravvivenza del sistema. La realtà televisiva e pubblicitaria giunge ad avere il potere di penetrare e soppiantare la reale esperienza quotidiana, producendo scompensi nella profondità della psiche, favorendo il conformismo e l’omologazione. La “massa”, come insieme omogeneo, stereotipato e prevedibile di individui viene creata attraverso la manipolazione dei mass media, che costituiscono la società del consumo, omologante e condizionate. La cultura di massa è la graduale privazione degli aspetti originali degli individui. È fondata sull’intrattenimento, sul consumo commerciale e sull’esibizione degli aspetti superficiali di se stessi. È apparire, consumare, indossare, mostrare, non è mai “essere”.

Costruire una società di massa significa poter avere il controllo psicologico sugli individui, cioè creare “pseudo-individui”, sospinti all’inedia e alla rinuncia della propria personale creatività. Ecco perché noi vegani suggeriamo – in attesa di tempi migliori – di spegnere le tv e ritornare a leggere, a vivere la natura e a riappropriarsi del tempo delle virtù che la tv ci sottrae.

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