INTEGRATORI VITAMINICI SINTETICI

È risaputo che oggi la nostra alimentazione è meno sana di quanto non fosse cinquanta o anche solo trenta anni fa. Ciò si deve in gran parte alla preponderanza del cibo industriale, nel quale praticamente  tutti  i principi nutritivi originali vanno perduti. Meno noto è il fatto che, secondo accurate indagini governative svolte in diversi paesi d’Europa, oggi anche la frutta e la verdura fresca contengono solo la metà dei nutrienti e delle vitamine presenti negli stessi prodotti di cinquant’anni fa.  Bombardati come siamo dalle raccomandazioni nutrizionali e da astute campagne pubblicitarie, abbiamo cominciato a preoccuparci delle vitamine come se fossero entità separate della fonti alimentari originarie. E così le prendiamo per i motivi più svariati, per esempio per restare in salute, sentirci pieni di energia o tenere lontano il cancro.

Le vitamine derivano per lo più dal cibo. Oltre a sintetizzare un terzo dei nostri metaboliti, i microbi intestinali si occupano di produrne molte. In particolare fabbricano per noi le vitamine del gruppo B, come la B6, la B5, la niacina, la biotina e il Folato, e la vitamina K.  La vitamina B12 prodotta dai microbi del colon per essere assorbita è necessario che si combinino diverse condizioni ormonali e immunitarie. Ne viene assorbita, tuttavia, una minima parte.

A seconda delle dosi, alcune vitamine, come il Folato e la B12, possono avere effetti imprevedibili e produrre cambiamenti epigenetici (cambiamenti che influenzano il fenotipo senza alterare il genotipo). Altre, come la vitamina A, sono cruciali per il sistema immunitario, e la loro carenza provoca gravi problemi. I recettori intestinali si accorgono della mancanza di una vitamina specifica e modificano i nostri microbi, soprattutto riducendo i batteri filamentosi protettivi, il che porta a una risposta immunitaria e all’infiammazione. Mantenere normale il livello delle vitamine è dunque di fondamentale importanza non solo per noi ma anche per i nostri microbi. Per il 99% delle persone una dieta bilanciata ricca di frutta e verdura fresca è più che sufficiente per garantire una quantità ottimale di vitamine, ma molti non ne sono così convinti e ricorrono agli integratori vitaminici.

In passato le informazioni sui benefici delle vitamine si basavano sui consigli della nonna, sugli aneddoti, sulla bontà percepita della pianta originaria, oppure sull’osservazione di casi gravi di avitaminosi, come lo scorbuto (causato dalla carenza di vitamina C) o il rachitismo (per carenza vitamina D). Poi vennero i primi studi osservazionali a breve termine  e i primi test in provetta, i cui risultati non furono particolarmente convincenti ma determinarono un boom delle vendite degli integratori vitaminici, che da allora non si sono più fermate. Come in altri casi, si diffuse l’idea che, dal momento che frutta e verdura sembravano proteggere dal cancro e dalle malattie cardiache, anche i loro componenti cruciali  (o ritenuti tali dagli scienziati) isolati e sintetizzati, come il carotene, dovevano avere gli stessi effetti.  Negli anni novanta diversi studi epidemiologici osservazionali mostrarono che il consumo di integratori di antiossidanti come la vitamina E era associato a una riduzione delle malattie cardiache. I mezzi d’informazione riportarono queste analisi come se si trattasse di un rapporto causa ed effetto, e tutti cominciarono a comprare antiossidanti. Poi però, successivi studi randomizzati (studi in cui l’assegnazione del trattamento ai soggetti avviene con un metodo casuale -random- facenti parte di due gruppi distinti  -sperimentale e  di controllo- in modo che le differenze eventualmente osservate tra i due gruppi possano essere attribuite al trattamento) che osservarono le vitamine antiossidanti più in voga, in particolare carotene, selenio e vitamina E dimostrarono che assumere integratori, oltre che non apportare alcun beneficio contro i radicali liberi, aumentava il rischio d’insufficienza cardiaca. Come era già capitato per molte malattie, gli studi epidemiologici osservazionali avevano fornito informazioni sbagliate per via di un errore sistematico: le persone che prendevano la vitamina E consumavano più frutta e verdura della media. Le conclusioni degli esperti sull’uso degli integratori vitaminici oggi sono drastiche: gli integratori a base di beta-carotene, vitamina E e  dosi elevate di vitamina A fanno decisamente male. Un esempio fra tanti è il rimedio alla carenza di vitamina D. La soluzione più pratica è esporsi al sole per 10/15 minuti al giorno, esponendo anche solo viso e braccia. Eppure i medici tendono piuttosto a prescrivere gli integratori. Ciò si deve alla paura esagerata dei raggi solari.

La pura e semplice verità è che il nostro corpo riesce a gestire l’estrazione graduale delle vitamine e dei Sali minerali (per esempio il calcio) dagli alimenti normali e dall’acqua minerale, ma non è in grado di affrontare un aumento massivo e improvviso delle sostanze chimiche nello stomaco.

L’ossessione per l’approccio riduzionistico, che isola un singolo ingrediente magico capace di curare tutti i nostri mali, è figlia dell’attuale sub cultura massmediatica. Assicuratevi di mangiare alimenti veri e proponeteli ai vostri figli, perché se abbastanza vari contengono quasi tutte le vitamine che vi servono. Poi, grazie a microbi intestinali sani, fabbricherete il resto in modo naturale.

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