Sic et simpliciter

Ogni malattia, al di la della definizione medica è il risultato della cattiva alimentazione.  Essenzialmente  è il risultato dell’intasamento della matrice extracellulare, del sistema linfatico e del sistema  circolatorio. Ne consegue che qualsiasi sintomo è meramente un’ostruzione straordinaria causata dai residui metabolici, più propriamente detto muco, accumulatisi in quella particolare area. I punti dove maggiormente si deposita questo muco sono la lingua, lo stomaco, l’intero tratto digestivo. Ogni persona malata ha un organismo più o meno intasato di questo muco derivante da sostanze alimentari non digerite e non eliminate. La malattia, dunque, contrariamente a quanto strenuamente la medicina allopatica sostiene, è lo sforzo che il corpo compie per eliminare i rifiuti, muco e tossine. Per guarire bisogna che il corpo si ripulisca e per consentire questo processo esiste un rimedio che Madre Natura ha sapientemente disposto: Il digiuno. Partire da questo semplice assunto è un grande vantaggio per chi decide di voler risolvere davvero i problemi della  propria salute. Il Digiuno è conosciuto da centinaia di anni come un “rimedio” per qualsiasi malattia, come unica legge infallibile della Natura (Molteplici precetti religiosi richiamano a momenti di digiuno per la purificazione). Il Prof. Arnold Ehret nei primi del 900 estese un protocollo per la guarigione dalle malattie tramite il digiuno terapeutico che chiamò “Il sistema di guarigione della dieta senza muco” i cui risultati  dimostrarono inequivocabilmente che era necessario sradicare tutti gli errori derivanti dalle teorie della medicina accademica che, come purtroppo ancora oggi avviene, classificava malattie nuove in ragione di malesseri manifestatisi nelle diverse  aree del corpo (orecchie, gola, fegato, ecc.) senza mai considerare la possibilità che la causa fosse univoca.  

Il nostro corpo è composto macroscopicamente da pelle, organi (compreso il sangue), fluidi, ossa ma a costituire questi elementi vi sono più di 100 mila miliardi di cellule. La cellula, composta dal 75-85% d’acqua il cui diametro medio è di 0,01 mm, è la più piccola parte di ogni essere vivente ed il suo numero determina la dimensione dell’organismo. Nel nostro corpo esistono differenti famiglie di ci cellule: cellule nervose, cellule epiteliali, cellule del tessuto connettivo e cellule dei muscoli. Ogni famiglia contempla decine di cellule differenti, ognuna delle quali ha una sua specializzazione. Tutte le cellule, per quanto diverse tra di loro, sono costituite da una membrana citoplasmatica che racchiude una soluzione acquosa denominata citoplasma. Al suo interno si trovano il nucleo e diversi organuli (i mitocondri, i ribosomi, i lisosomi, il reticolo endoplasmatico, l’apparto dei Golgi, i centrioli)  ognuno dei quali svolge funzioni diverse. Senza però scendere nelle singole specificità che ogni corpuscolo compie, questo scritto non vuole essere un trattato di scienza, sappiamo che le cellule acquisiscono l’ossigeno e gli altri nutrienti tramite i capillari del flusso sanguigno, ed espellono i loro residui metabolici e endoplasmatici nella matrice extracellulare (o metaplasma costituisce ciascuna parte di un tessuto che non sia il componente di una cellula. In particolare, è l’elemento distintivo del tessuto connettivo.) attraverso i processi chiamati “equilibrio osmolare” e “pompa sodio potassio”. L’equilibro osmolare avviene per tramite le membrane della cellula, permeabili alle molecole dell’ossigeno e dell’acqua, che riescono a mantenere la giusta quantità di fluidi, in base all’esatto rapporto di sali minerali disciolti all’interno. Nelle nostre cellule circola il 60% dell’acqua  presente nel nostro corpo, mentre la matrice extracellulare  ne contiene il restante 40%. Una modifica dei Sali minerali disciolti all’interno della matrice extracellulare, di conseguenza, può alterare l’equilibrio osmolare della cellula causandone un rigonfiamento (in caso di un’entrata eccessiva di acqua) o un raggrinzimento (in caso di eccessiva fuoriuscita di acqua).  La funzione pompa sodo potassio avviene tramite i canali attivi presenti sulla membrana cellulare, che permettono di controllare, nella cellula comune, il volume, mentre nelle cellule muscolari e nervose, di conferire la proprietà di eccitabilità. La sua funzione è di consentire un trasposto attivo dentro e fuori la cellula, di potassio, sale, cloro e calcio.  Le pompe sodio potassio sono fondamentali per la cellule nervose e muscolari in quanto il cambio della polarità (negativo-positivo) permette la produzione degli impulsi elettrici.

Quando le sostanze presenti nella cellula e nel tessuto connettivale (matrice extracellulare) sono bilanciate quantitativamente e qualitativamente anche la loro carica elettrica si equivale. Diversamente, si attivano i due processi per salvaguardare l’integrità della cellula contro gli squilibri dovuti all’alterazione della matrice. Da questo punto è importante prestare molta attenzione. A generare gli squilibri concorrono lo scarso apporto di ossigeno, l’eccessivo o l’errato apporto di nutrienti  con il conseguente affaticamento cellulare. L’eccessivo affaticamento porta la cellula ad attivare il processo di mitosi (suddiviso a sua volta in profase, pro metafase, metafase, anafase, telofase, citodieresi) funzione di “creazione” di una nuova cellula in sostituzione di quella esausta “suicidatasi”. Nel 1961 il Prof. Leonard Hayflick, professore di anatomia all’Università della California (San Francisco) e professore di microbiologia alla Stanford University, dimostrò che le cellule umane in cultura non potevano moltiplicarsi per più di 50 volte. Dopo questo periodo, restano in vita un anno e quindi muoiono. Questo limite di moltiplicazione è chiamato, per l’appunto, limite di Hayflick. Il motivo lo scoprì il ricercatore russo Alexey Olovnikov nel 1971. La risposta sta nel telomero, una struttura che compone l’estremità del cromosoma: a ogni replica della cellula, una parte sempre maggiore di telomero non viene copiata e di fatto viene cancellata la relativa parte di DNA. Una volta consumato il telomero, la cellula non ha più DNA da copiare per moltiplicarsi. Un modo per rallentare l’invecchiamento della cellula (e dell’uomo in generale) è, quindi, quello di evitare il deterioramento dei telomeri. Per tanto, affinché la cellula riduca il processo di mitosi è fondamentale che le condizioni in cui essa vive siano il meno stressati possibile. Quanto c’entrino le origini, le qualità e le quantità dell’aria, dell’acqua e degli alimenti di cui ci nutriamo è facilmente deducibile.

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