Ti stanno rubando la salute

Te la rubano quando ti fanno aspettare dieci ore in un Pronto Soccorso di una grande città, nonostante tu sia stato classificato come codice rosso. Te la rubano quando vai dal medico, e quello ti prescrive un farmaco solo perché la ditta che lo ha prodotto lo ha invitato una settimana prima ai Caraibi per farlo parlare a un convegno, di quelli dove si aspetta con ansia l’ora del buffet. Tutto pagato, naturalmente, hotel a 5 stelle e cocktail inclusi. Del resto, il vostro dottore è schedato. Si, si, avete capito bene: schedato! I manager delle industrie farmaceutiche italiane li studiano come entomologi, li seguono, raccolgono informazioni e li raggruppano in categorie tipo <recettivo>, <influente>, <amante delle sperimentazioni>, <perdente>. Come fossero esemplari rari di invertebrati. E a volte, purtroppo, lo sono pure.

Ti rubano la salute quando ti fanno sentire per forza malato. Ti sei mai chiesto perché è stata organizzata la giornata mondiale della stitichezza? O quella della timidezza? O perché in televisione è partita la campagna per le vaccinazioni per l’influenza stagionale? Sono iniziative sponsorizzate dalle stesse aziende che poi ti vendono la pillola, il siero per curare quelle malattie talvolta inesistenti. Del resto, ragionano loro, se c’è da mettere sul mercato un farmaco bisognerà pure sensibilizzare la gente, no? A volte cambiano persino il concetto stesso di malattia: un tempo il colesterolo nel sangue diventava pericoloso quando superava i 240 milligrammi per decilitro, e ora invece i 200. Cos’ aumenta il numero dei malati. Te la rubano quando dalla Calabria ti costringono a percorrere migliaia di chilometri per sottoporti a un’operazione che avresti potuto fare sotto casa. Per anni ti hanno raccontato che non c’era alternativa, che la colpa è del Sud arretrato, che non ci sono i soldi ecc.

Ma non ti hanno detto che questo sistema è fatto apposta per arricchire le strutture della Lombardia e delle altre regioni settentrionali.  Che ci sono cliniche private convenzionate che aprono gli ambulatori-esca al Sud per portarsi i “clienti” – che poi dovrebbero essere solo pazienti – al Nord. E vi hanno mai detto che quella stessa regione Calabria che non vi garantisce l’assistenza sanitaria perché i soldi, il Sua arretrato eccetera… ha costruito tre mega ospedali senza mai aprirli, solo per assumere primari e dirigenti? E che l’assessorato alla Sanità sgancia consulenze da un milione di euro?

Nel 2000 l’OMS metteva l’Italia al secondo posto per livello di copertura e di assistenza al malato, oggi vediamo gli Spedali di Livorno bloccare per oltre un mese le operazioni non urgenti per carenza di soldi. Vediamo spuntare ovunque, negli scantinati e nei condomini, strutture abusive per l’assistenza degli anziani non autosufficienti perché lo Stato non stanzia fondi per quelle regolari. Vediamo aziende ospedaliere reggersi sul lavoro sottopagato degli specializzandi senza esperienza. Con la conseguenza, è successo, che due giovani non ancora specialisti si sono ritrovati da soli a gestire un parto a rischio, finito con la nascita di un bambino con problemi neurologici.

Dai primi anni Novanta a oggi siamo riusciti a trasformare il sistema sanitario nazionale nella più grande mangiatoia di Stato. Nel 2012 la spesa pubblica in sanità è stata di 114 miliardi di euro, la terza industria del paese. Gli appetiti di primari, direttori generali, imprenditori di case farmaceutiche e fabbricanti di protesi, proprietari di cliniche, politici corrotti con favori da elargire, millantatori, abusivi si sono fatti più famelici, grazie anche ad un sistema di controllo che fa acqua (volutamente?) da tutte le parti: collegi sindacali inutili, audit interni inefficaci, supervisione politica inesistente. Ma va bene così, nessuno protesta. La sanità è scivolata via dall’agenda della politica, la corruzione è accettata, tutto è diventato business. Gli anziani sono un business: non si sa nemmeno quante sono le case di riposo, accreditate e abusive, attive sul territorio nazionale. Le mamme sono business: ci sono ospedali dove si consigliano parti cesarei invece di quelli naturali perché sono più costosi, e assicurano ai ginecologi il weekend libero perché sono programmati. E si inducono le future mamme a sottoporsi a decine di esami inutili perché fatturabili. Nei prossimi quarant’anni la spesa sanitaria in Italia aumenterà del 150%, superando i 281 miliardi senza però che i pazienti ne traggano alcun beneficio, anzi, molto probabilmente le condizioni attraverso cui riceveranno assistenza medica e ospedaliera peggioreranno.

Da questo gigantesco drammatico quadro, di cui ne ho appena tratteggiato i contorni, possiamo ricavarne un unico suggerimento: Diventa vegano!

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