Tradizionalmente abitudinari

Da adulti troppo spesso parliamo di tradizione culinaria, di cultura gastronomica per esaltare stili alimentari i cui  effetti, sulla nostra salute e sull’ambiente, sono devastanti. Questo perché ciò che definiamo tradizione non è altro che lo  stile alimentare ereditato delle abitudini familiari oltre che dai condizionamenti ambientali.

 Facciamo un passo indietro:

Appena nati il primo contatto alimentare ce l’abbiamo con il latte materno. Le nostre papille gustative sono ancora intatte e libere da ogni contaminazione o imprinting  gustativo per cui il suo sapore ci piace così com’è. Ricco di nutrienti bilanciati (minerali, vitamine, grassi, proteine, zuccheri, anticorpi) ne facciamo incetta a colazione, pranzo, merenda e cena. Poi, dopo qualche mese, con la fase di svezzamento ci fanno conoscere le prime pappine a base di mele grattugiate (guarda caso frutto ricco di nutrienti bilanciati), potage di verdure con cucchiaio di olio di oliva extravergine e cose così. Il tutto sempre rigorosamente insipido e realizzato con  ingredienti di primissima qualità. 

Dal sesto/settimo mese in poi, con l’avvento dei denti e con grande partecipazione familiare, inizia la follia: iniziano a passarci tutte le salate, piccanti, iper-caloriche, iper-proteiche, amare, frizzanti, alcooliche, “cattive” loro abitudini alimentari. In sostanza, e in piena buonafede ovviamente, quello che avviene è un vero e proprio processo d’iniziazione verso un modo di alimentarsi completamente deviante dalla propria natura di specie. Il paragone con il vizio del fumo è più che appropriato. A transfert compiuto il fumatore si sente normale quanto chi non lo è sebbene è sotto gli occhi di entrambe che le cose non stanno proprio così. Il punto è che se dopo il latte materno avessimo incominciato a nutrirci di sole verdure e frutta escludendo tutto il resto (comprese tutte quelle sostanze figlie della moderna industria alimentare), parleremmo ugualmente di  tradizione e cultura riferendoci al nostro stile culinario solo che i fondamenti sarebbero veritieri.  

Di fatti, i bambini lasciati liberi di mangiare solo prodotti naturali senza sofisticazione alcuna, non solo non hanno avuto problemi durante il loro sviluppo ma si sono dimostrati più resistenti alle malattie così dette dell’infanzia oltre che a quelle  di stagione. 

 Con l’occasione, chiarisco che per i veganocrudisti le malattie stagionali non esistono in quanto, avendo un sistema immunitario non indebolito dall’alimentazione carnea, i livello di batteri patogeni è sempre sotto controllo. Il luogo comune che nel volgere delle stagioni è normale avere una maggiore sensibilità agli attacchi microbici o virali  vale solo per gli onnivori il cui sistema immunitario è sempre in deficit di Monociti e Linfociti. 

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